Fanucci,  Il regno degli Antichi,  Viaggio tra le saghe

Viaggio tra le saghe. I mercanti di Borgomago

Approfondimenti e recensioni sulle saghe fantasy/fantascienza per creare delle guide alla lettura e alla scelta. Quattordicesima puntata: la saga I mercanti di Borgomago di Robin Hobb.

Per iniziare

Con la trilogia dei Lungavista, Robin Hobb ha inaugurato una serie I sei ducati (o Il regno degli Antichi), i cui libri sono ambientati tutti nello stesso mondo e alcuni con anche gli stessi personaggi. I mercanti di Borgomago è la seconda trilogia in ordine di pubblicazione (e lettura).

Dopo attenta considerazione, ho deciso di dedicare la puntata solo a questa serie, e se anche altre future rientreranno nella rubrica avranno il loro articolo. Sono tanti libri e unire tutte le recensioni avrebbe creato un mega articolo senza fine. In ogni caso, trovate sempre i rimandi alle recensioni delle altre serie ma per comodità ho creato anche una categoria apposita per questa saga immensa, in cui troverete tutte le mie recensioni.

L’ordine di lettura per le varie trilogie è caldamente consigliato, se lette in ordine sparso si rischiano spoiler o lacune, così è il modo migliore per comprendere l’intreccio completo e i vari legami.
Prima della trilogia dei Lungavista, secondo l’ordine cronologico della storia, c’è un prequel NEL REGNO DEGLI ANTICHI: La principessa testarda e il principe pezzato, che può essere letto come tale oppure anche saltato, non inficia la comprensione della prima trilogia o delle successive.

La trilogia dei Lungavista è composta da:

  • L’apprendista assassino
  • L’assassino di corte
  • Il viaggio dell’assassino

Dopo c’è la trilogia I mercanti di Borgomago:

  • La nave della magia
  • La nave della pazzia
  • La nave del destino

La trilogia dell’uomo ambrato è un sequel diretto dei Lungavista, ma spoilera avvenimenti di Borgomago motivo per cui è consigliato leggerla dopo; è composta da:

  • Il risveglio dell’assassino
  • La furia dell’assassino
  • Il destino dell’assassino

Prima di tornare ancora a Fitz e ai Lungavista, c’è la tetralogia sequel diretta di Borgomago, Le Cronache delle Giungle della Pioggia. Al momento è l’unica della Hobb che non ha avuto una nuova edizione con le copertine di Antonello Venditti, si trova solo in ebook perché il cartaceo è esaurito ma fa ben sperare per l’arrivo in futuro di nuove versioni. La serie è composta da:

Infine, a chiusura della storia di Fitz e del Regno degli Antichi, c’è la trilogia di Fitz e il Matto.

La trama

Editore: Fanucci – Collana: Fantasy

Pagine: 727

Non lontano dai Sei Ducati sorge la città di Borgomago, grande centro di scambi commerciali e patria di una nobiltà mercantile famosa per le navi viventi, rari vascelli ricavati da un legno magico, in grado di sviluppare una forma di autoconsapevolezza. Un sanguinoso conflitto si acuisce con l’avvento del capitano Kennit che si proclama re dei pirati: la Satrapia di Jamaillia sostenuta dagli spietati guerrieri di Chalced vuole porre fine a questo affronto e annichilire ogni forma di libertà a Borgomago. Ma la sorte della città e dei suoi velieri viventi rimane incerta, così come quella delle rispettive famiglie, tra cui i Vestrit e la loro Vivacia che si è appena risvegliata. Le loro strade, infatti, si separano: Althea, la giovane Vestrit si imbarcherà sulla Ophelia, ma non smetterà di inseguire il suo sogno di riprendere il controllo della nave cui è legata da un vincolo di successione e sincero affetto; Wintrow finirà per accettare la propria eredità, mettendo in dubbio perfino la vocazione religiosa cui era stato strappato con la forza e finendo per dover affrontare una terribile rottura con suo padre, Kyle Haven.

Recensione

Ero curiosa di proseguire la lettura dei libri della Hobb dopo la trilogia dei Lungavista. Mi era piaciuta molto, ma qualche cedimento nel terzo libro mi aveva lasciato un po’ di amaro in bocca, quindi non mi aspettavo che I mercanti di Borgomago mi prendesse così tanto.

La carta vincente di questi romanzi, per me, è stata nell’ambientazione, il contesto in cui l’autrice ha deciso di ambientare la storia. Rispetto ai Lungavista, si è staccata dalla corte con cavalieri, lord, intrighi e compagnia bella, tutti elementi molto classici per l’epic fantasy. Invece, per Borgomago ha scelto una società basata sul commercio, e soprattutto sulla navigazione. Le navi in questi libri non sono solo un mezzo di trasporto, ma esistono anche i velieri viventi ovvero navi di famiglia che dopo tre generazioni prendono letteralmente vita. Questa scelta ha contribuito a mantenere alto l’interesse, soprattutto nel primo libro, il più lento e introduttivo.

L’idea è originale, aggiunge quel qualcosa di diverso da altri libri del genere che, per me che ne leggo tanti, è sempre positivo. Robin Hobb riesce anche a gestirla al meglio: per come è presentata, potrebbe risultare cringe o comunque al limite del trash, ma l’autrice dà quel tocco di delicatezza e profondità che rende tutto godibile e intrigante. Difficile dire di più senza fare spoiler!

La trama, invece, è più classica. Nel primo libro, La nave della magia, è tutto piuttosto lento, con molta poca azione e eventi importanti. Inoltre, per quel poco che succede il “gran” plot twist finale è prevedibile centinaia di pagine prima, ma il tempo che passa nel mezzo è ben speso: viene dato più spazio all’introduzione del mondo e dei personaggi, conosciamo le loro ambizioni e desideri, e quello che succede alla fine non avrebbe avuto lo stesso impatto se prima non ci fosse stato tutto questo.

Dal secondo libro, La nave della pazzia, la situazione cambia, anche se gradualmente. Sicuramente c’è più azione, ma si inizia a entrare anche nel vivo della storia: si fa tutto più intricato e iniziano a collegarsi i primi pezzi vaganti, ma soprattutto diventa più imprevedibile e coinvolgente. Infatti, in questo libro c’è il twist più figo (non trovo termine migliore per definirlo) della trilogia, cambia completamente le carte in tavola e rende il tutto ancora più interessante.

Il terzo libro, La nave del destino, è quello in cui, insieme al primo, si nota di più la classicità della trama. Per quanto super intrigante, si intravede la struttura tipica del genere: tanti fili separati che vanno a convergere in unico punto, dove si scatenerà il caos e si arriverà alla conclusione di tutto. In un certo senso è una scelta ottima perché contribuisce al voler proseguire con la lettura per scoprire esattamente che casino succederà quando tizio incontrerà caio ecc.

In generale, la trama risulta ben costruita, senza buchi né troppe forzature. Ho trovato solo qualche piccola mancanza dal punto di vista del realismo, la solita paura di far fuori personaggi importanti principalmente, ma è compensata da descrizioni e situazioni più crude nel resto della storia, come per esempio il tema, anche piuttosto centrale, della schiavitù. Inoltre, per quanto ci siano alcune battaglie, o meglio scontri di varia misura, non si parla mai di guerra in campo aperto con grossi eserciti ecc., quindi la parvenza di realismo riesce a reggere.

Anche se gli viene risparmiata una brutta fine, i personaggi sono comunque sottoposti a numerose fatiche, sfide e sfighe, soprattutto quest’ultime, ma senza che risulti eccessivo, solo per per far proseguire la storia o complicarla maggiormente (anche se il risultato è poi quello). L’autrice riesce a gestire al meglio questo aspetto, utilizzando tutto quello che succede ai suoi personaggi per farli crescere e cambiare, creando delle caratterizzazioni una più bella dell’altra.

I pov sono tanti fin da subito, e se ne aggiungono di nuovi nel corso della storia, ma in modo fluido, senza confusione, nonostante non siano divisi in capitoli dedicati a ognuno. Ho particolarmente apprezzato i punti di vista dei velieri viventi (non specifico per evitare spoiler), perché hanno contribuito a rendere l’idea più interessante, hanno dato maggior spessore alle navi come personaggi, esseri con una testa e una coscienza che mi hanno conquistata tanto quanto gli esseri umani.

Ho trovato ben fatte tutte le evoluzioni, in particolare qualcuna, ma rischio spoiler se vado nel dettaglio. Piuttosto, parlando in generale, ho apprezzato il modo dell’autrice di bilanciare momenti introspettivi, descrittivi e d’azione: spesso nel riassumere cos’era successo dall’ultima volta che si è letto di quel pov, inseriva le riflessioni del personaggio sulla propria situazione, sui suoi sentimenti, ecc., allo stesso modo durante i dialoghi c’era sempre una sorta di analisi interiore di quello che veniva detto.

Nello stesso modo, viene introdotto il worldbuilding. Non c’è mai info dump, le informazioni vengono principalmente dedotte dai pensieri dei personaggi e/o dai dialoghi. Oltre al vantaggio di non sembrare una lezione di storia, la Hobb così riesce a rendere molto bene l’importanza delle tradizioni per i mercanti di Borgomago, quanto fondamentali fossero tutte le dinamiche sociali che caratterizzavano la città, che poi sono il fulcro del worldbuilding. Tutto gira intorno a velieri viventi e ai Mercanti delle Giungle della Pioggia, figure velate che scambiano merci infuse di magia per poter sopravvivere in un ambiente ostile.
Non mancano gli intrighi e complotti vari, ma l’attenzione è tutta sugli abitanti di Borgomago, la loro storia e come devono cambiare per andare avanti, il resto del contesto è più di contorno che altro.

Questa trilogia mi ha molto sorpreso in positivo! Dopo aver apprezzato i Lungavista, ma poco altro, non pensavo che Robin Hobb potesse conquistarmi così. Oltre all’idea interessante e originale dei velieri viventi, I mercanti di Borgomago brilla per la storia intricata e coinvolgente, un worldbuilding ben costruito, nuovo e intrigante, e per i personaggi, tanti ma tutti ben caratterizzati, con ottime evoluzioni, e estremamente realistici.

La nave della magia: 8.5/10
La nave della pazzia: 9.5/10
La nave del destino: 9+/10
Voto saga: 9/10

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